Erosione costiera a Ricadi: illustrato al Comune il progetto di difesa da 33 milioni di euro

Presenti all’incontro in Municipio, oltre ad amministratori e tecnici comunali, anche i referenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera

Presenti all’incontro in Municipio, oltre ad amministratori e tecnici comunali, anche i referenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera

Un importante incontro, dedicato al sempre attuale tema dell’erosione costiera, si è svolto di recente presso la sede del Comune di Ricadi. In particolare, tale appuntamento è stato incentrato sulla presentazione del progetto preliminare “Difesa dall’erosione Costiera della Costa di Ricadi”.

Esattamente lo scorso 20 ottobre, con la delibera 160, il Comune di Ricadi ha approvato il Dip – Documento di indirizzo alla progettazione, mentre il quadro economico di spesa ammonta complessivamente a 33 milioni di euro. All’appuntamento era presente una delegazione dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi, rappresentato da Giacomo Benedetto e attivo nell’attività di monitoraggio e di documentazione di questo problematico fenomeno naturale.

I membri dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi, in una nota diffusa via social, hanno comunicato che all’incontro era presente il vicesindaco Domenico Locane, il responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale Giuseppe Ciancio, molti imprenditori e l’ingegnere Cosco, autore della redazione del progetto.

Il resoconto dell’Osservatorio sull’erosione Costiera di Ricadi

Facendo un riepilogo della suddetta presentazione, i referenti dell’Osservatorio sottolineano l’assenza attuale di una copertura finanziaria per l’esecuzione di questo progetto. In tal senso, dichiarano: «Sostanzialmente il progetto, essendo ancora in fare preliminare, ambisce solo ad accedere ad un eventuale finanziamento ministeriale e non ha nessuna copertura finanziaria ad oggi. Solo la prima fase sembra essere depositata sulla piattaforma nazionale del Governo www.rendis.isprambiente.it/rendisweb/ che valuta tutte le proposte e che, eventualmenteammette alla valutazione tecnica che ne potrebbe conseguire l’ammissione ai finanziamenti. La prima fase – proseguono – è solo relativa alla bonifica della Fiumara Ruffa con la rimozione delle briglie e con il ripristino del flusso che agevolerebbe il prezioso apporto di sabbia, in costante ed inesorabile sparizione sulle coste ricadesi. Nessuna traccia certa insomma di soldi da spendere su Ricadi» – sottolineano i rappresentanti dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi.

Le riflessioni conclusive a seguito della presentazione del progetto

«L’impressione – si legge nella nota dell’Osservatorio – è stata che la presentazione dell’autore del progetto, sia una delle innumerevoli proposte dello stesso in innumerevoli Comuni, perché alla fine “qualcosa si piglia” e quindi pure le pesanti parcelle per le progettazioni esecutive. Nel complesso c’è delusione. Vedremo a breve cosa succederà e vi terremo informati» – scrivono infine i componenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi. L’osservatorio annuncia, inoltre, che attuerà delle operazioni di verifica sul progetto, seguendo attentamente ogni sviluppo attraverso il sito governativo www.rendis.it.


Ricadi, l’opposizione ridimensiona la giunta sul progetto da 33 milioni contro l’erosione costiera: «Nessun fondo stanziato»

Nel Comune di Ricadi si accende lo scontro politico sulla questione dell’erosione costiera. Nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia dell’approvazione, da parte della giunta comunale guidata dal sindaco Nicola Tripodi, di un progetto da 33 milioni di euro per la difesa del litorale, finalizzato alla salvaguardia dei dodici chilometri di costa ricadese, da Baia di Riaci fino a Santa Maria.

La giunta avrebbe approvato un documento di indirizzo alla progettazione (Dip) relativo a un intervento di vasta portata, destinato a mitigare i fenomeni erosivi che da anni compromettono la fruibilità delle spiagge e l’economia turistica della zona. L’iniziativa, annunciata dal sindaco Tripodi e dal vicesindaco Locane, prevedrebbe opere di difesa costiera e un piano economico complessivo da 33 milioni di euro, comprensivo di lavori, spese tecniche ed espropri. Un atto, dichiarato immediatamente esecutivo, presentato dalla maggioranza come un «passo decisivo per la tutela ambientale e la sicurezza delle aree balneari». Tuttavia, non si è fatta attendere la replica del gruppo di minoranza “Uniti per Ricadi”, che parla di «falsa rappresentazione dei fatti» e di «annuncio privo di copertura economica».

A prendere posizione è il capogruppo Pasquale Mobrici per smentire l’effettiva esistenza del progetto e chiedere una rettifica pubblica: «Ritengo doveroso intervenire per ristabilire la verità dei fatti ed evitare che l’opinione pubblica venga indotta in errore da notizie prive di fondamento. A Ricadi, ormai, lo hanno capito tutti: non esiste alcun progetto da 33 milioni di euro, ma soltanto un documento di indirizzo alla progettazione, cioè un atto preliminare, privo di copertura finanziaria e di reale efficacia. In altre parole, l’ennesimo annuncio vuoto, non molto diverso dal milione di euro “stanziato”, o per meglio dire fatto slittare di anno in anno fino al 2027 dall’amministrazione Tripodi per l’emergenza idrica — un provvedimento rimasto lettera morta».

«La differenza, questa volta – scrive Mobrici –, è che i 33 milioni non ci sono nemmeno sulla carta. Parlare di “progetto” è dunque un’operazione di pura propaganda, una cortina di fumo utile solo a nascondere cinque anni di immobilismo assoluto sul fronte dell’erosione costiera. Eppure, l’erosione a Ricadi non è una questione marginale: è un problema serio e urgente, che minaccia non solo l’ambiente ma anche centinaia di posti di lavoro e l’intera economia di un comparto strategico come il turismo. Ricadi rappresenta da anni un centro di eccellenza regionale, con presenze turistiche di rilievo nazionale e internazionale, e il suo litorale è il motore che traina l’economia di tutta la provincia. Lasciare che il mare continui a cancellare spiagge, stabilimenti e strutture ricettive equivale a condannare un intero territorio al declino. Per questo motivo, appare davvero inaccettabile continuare a spacciare per risultati concreti ciò che non è altro che un atto di indirizzo privo di fondi e di progettualità reale. La cittadinanza merita chiarezza, non illusioni».

Clima politico “rovente” da tempo a Ricadi

L’intervento del capogruppo di minoranza, Pasquale Mobrici, s’inserisce in una fase politica già caratterizzata da tensioni tra maggioranza e opposizione. Proprio ieri “Uniti per Ricadi” ha presentato un’interrogazione consiliare per chiedere chiarimenti sulla mancata sostituzione del montascale nel plesso scolastico di Santa Domenica. Nel documento, la minoranza evidenzia la «necessità di un intervento immediato per garantire l’accessibilità agli studenti con difficoltà motorie», accusando l’amministrazione di aver «trasformato un’emergenza in un infinito studio di fattibilità».

Mobrici, infine, sottolinea come «la giunta, invece di procedere con un affidamento diretto, avrebbe optato per nuovi studi, sopralluoghi e verifiche», definendo la gestione del caso «una farsa burocratica». Un doppio fronte di critica, dunque, infrastrutturale e ambientale, che mostra come il confronto politico a Ricadi si stia intensificando. Sullo sfondo, restano due temi centrali per la comunità: la sicurezza del territorio costiero e l’efficienza dei servizi pubblici, questioni che la cittadinanza guarda con crescente attenzione.


Come funzione l'erosione costiera

Come funziona l’erosione costiera provocata dal moto ondoso

L’erosione costiera è un fenomeno naturale che consiste nell’arretramento della linea di costa a causa dell’azione del mare, in particolare del moto ondoso. Le onde, con la loro energia, colpiscono continuamente la riva, frantumano le rocce, trasportano sabbia e sedimenti, e ne ridistribuiscono il materiale lungo la spiaggia o verso il largo.

Quando le onde arrivano obliquamente alla costa, generano una corrente litoranea che trascina i sedimenti parallelamente alla riva. Se l’apporto di nuovi materiali (sabbia, ghiaia, sedimenti fluviali) non è sufficiente a compensare quello che il mare porta via, la spiaggia tende progressivamente a ridursi.

A questo processo contribuiscono anche altri fattori:

  • la costruzione di opere rigide come moli o porti che interrompono il naturale trasporto dei sedimenti;

  • la diminuzione dell’apporto fluviale, dovuta a dighe o canalizzazioni;

  • l’innalzamento del livello del mare legato ai cambiamenti climatici.

Il risultato visibile è l’arretramento della spiaggia, la perdita di sabbia e, nei casi più gravi, il danneggiamento di habitat naturali e infrastrutture costiere.

Contrastare l’erosione richiede quindi un approccio integrato, che unisca interventi di ripascimento, monitoraggi continui e una pianificazione attenta del territorio costiero, per restituire equilibrio tra la forza del mare e la difesa delle nostre coste.


Erosione costiera a Ricadi, la giunta comunale approva il progetto da 33 milioni di euro per la difesa del litorale

Importanti passi in avanti a Ricadi per contrastare il fenomeno dell’erosione costiera che da anni minaccia uno dei tratti di costa più suggestivi dell’intero litorale vibonese. La giunta comunale con apposita delibera ha infatti approvato il documento di indirizzo per la progettazione (D.i.p.) del progetto denominato “Difesa dall’erosione costiera della costa di Ricadi”. Ne danno notizia il sindaco Nicola Tripodi e il vicesindaco Domenico Locane. La delibera di giunta, oltre che dal primo cittadino e dal vicesindaco, è stata approvata dagli assessori Luana Mazzitelli e Francesca Loiacono. Si tratta di un progetto da ben 33 milioni di euro proposto dall’Area Tecnica del Comune di Ricadi che ha ravvisato l’esigenza di realizzare un imponente intervento di difesa dall’erosione costiera dell’intera costa di Ricadi (dodici chilometri)da Baia di Riaci a Santa Maria, passando quindi per Santa Domenica, Scalea, Formicoli, Torre Marino, Tono, Tonicello e Grotticelle. L’intervento mira a mitigare gli effetti dell’erosione costiera in atto e ridurre l’intensità degli eventi estremi. Il documento di indirizzo per la progettazione (Dip) è stato redatto dal dirigente dell’Area tecnica con un quadro economico che prevede un importo dei lavori a base di gara per 23 milioni di euro, oltre ad altre spese per espropri e occupazioni temporanee di aree (cinquemila euro), spese tecniche per la relazione geologica e la progettazione per un quadro economico di spesa dell’importo complessivo di 33 milioni di euro. La deliberazione è stata dichiarata immediatamente esecutiva. Un passo importante, dunque, per mettere in sicurezza l’intera costa di Ricadi, già in passato oggetto di altri lavori che non hanno però eliminato del tutto le criticità dell’erosione costiera con conseguente riduzione dei tratti di spiaggia fruibili e danni ambientali, economici e turistici.

Le problematiche

 

Da ricordare che nell’inverno 2010-2011 due importanti piene hanno fatto avanzare la foce del torrente Ruffa per oltre 50 metri e la sabbia si è poi distribuita sul litorale permettendo il ripascimento naturale delle spiagge di Ricadi per molti anni. Negli anni ’80 erano state realizzate circa una decina di briglie in calcestruzzo nel tratto terminale del torrente che hanno modificato le pendenze bloccando l’apporto solido a mare. Il ripristino è un processo lungo in quanto l’abbassamento di tali briglie può avvenire solo gradualmente per evitare danni alle strutture ed infrastrutture presenti.
Santa Maria di Ricadi, invece, è stato realizzato un intervento dalla Provincia di Vibo Valentia nel 2011-2013 con la realizzazione di una scogliera soffolta in mare. Era previsto anche il ripascimento che però non è mai stato realizzato.
Per quanto riguarda gli interventi di protezione del litorale di Formicoli e Torre Marino, la Regione Calabria dall’anno 2014 ha attivato la progettazione ed esecuzione di un intervento di protezione del litorale del Tono in più lotti. Il litorale di Formicoli e Torre Marino è stato però danneggiato ulteriormente da una mareggiata datata 13 settembre 2024.


Le briglie fluviali, tra utilità e necessità di rimozione

Le briglie fluviali sono opere idrauliche molto utilizzate, specialmente nelle zone montane e collinari, progettate per stabilizzare l’alveo di un corso d’acqua. Costruite con l’obiettivo di ridurre la pendenza dei fiumi e contenere l’erosione del fondo e delle sponde, queste strutture rappresentano uno strumento cruciale per la gestione dei fiumi, tuttavia, la loro presenza può, a lungo andare, generare una serie di problemi ambientali e idrologici e in tali casi, la loro rimozione delle briglie diventa una soluzione vantaggiosa

Le briglie fluviali sono opere idrauliche molto utilizzate, specialmente nelle zone montane e collinari, progettate per stabilizzare l’alveo di un corso d’acqua. Costruite con l’obiettivo di ridurre la pendenza dei fiumi e contenere l’erosione del fondo e delle sponde, queste strutture rappresentano uno strumento molto utilizzato nella sistemazione dei corsi d’acqua, in particolare nei tratti più ripidi. Tuttavia, la loro presenza può generare una serie di problemi ambientali, principalmente legati all’interruzione della continuità fluviale In alcuni casi, lo scopo originale delle briglie può venire meno:  ed è in tali situazioni che la rimozione di queste opere può rappresentare una soluzione vantaggiosa, favorendo il ripristino della naturale dinamica e continuità fluviale.

 

Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Alessandro Errico, membro del direttivo del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (Cirf), abbiamo esplorato proprio questo tema, cercando di capire quando sia opportuno mantenere queste infrastrutture e quando, invece, rimuoverle risulti una scelta più sensata, inserendosi nel contesto più ampio della riqualificazione fluviale.

 

Cosa sono le briglie e perché vengono costruite?

 

“Le briglie sono strutture trasversali realizzate lungo i corsi d’acqua per diverse ragioni. Principalmente, esse hanno lo scopo di ridurre la pendenza dell’alveo, rallentare la velocità della corrente e di conseguenza stabilizzare il fondo, prevenendone l’incisione, un fenomeno tipico dei tratti montani – spiega Errico -. Quando un corso d’acqua si incide, tende a scavare il proprio letto, causando una progressiva instabilità delle sponde e potenzialmente dei versanti adiacenti”. Questi processi possono “mettere in pericolo infrastrutture critiche, come strade o edifici, situate nelle vicinanze” e dunque “le briglie servono a rallentare il flusso dell’acqua e a ridurre la sua capacità erosiva, riducendo il rischio di danni  per il territorio circostante”.

 

 

Errico spiega come: “Le briglie vengono costruite dove si vuole evitare che il fiume continui a scavare il proprio letto, perché c’è un bene da proteggere, come una strada o un’infrastruttura. Tuttavia, quando questi beni non esistono più o l’utilità delle briglie è venuta meno, ha senso valutarne la rimozione o la sostituzione con opere meno impattanti”.

 

Gli effetti negativi delle briglie

 

Nonostante la loro utilità nella gestione delle acque, le briglie presentano anche aspetti negativi che, in alcuni contesti, rendono preferibile la loro eliminazione. Uno dei principali problemi è l’interruzione della continuità longitudinale del fiume, sia per quanto riguarda il trasporto dei sedimenti sia per la fauna ittica. Infatti, le briglie impediscono il naturale flusso dei sedimenti dalla parte alta alla parte bassa del bacino fluviale, con conseguenze significative a valle: “La mancanza di sedimenti nei tratti di fondo valle porta a problematiche di incisione degli alvei, con conseguenze per le infrastrutture come la scalzatura delle pile dei ponti e l’instabilità dei muri di sponda” osserva Errico.

 

Inoltre, le briglie costituiscono una barriera per i pesci, che non possono risalire il corso d’acqua per raggiungere le aree di riproduzione. In termini ecologici la loro presenza può interrompere i cicli vitali di molte specie e compromette l’equilibrio naturale dell’ecosistema fluviale.

 

Quando e perché rimuovere le briglie

 

La rimozione delle briglie è un’operazione da valutare e progettare attentamente e, come spiega Errico, non può essere considerata una scelta valida in ogni contesto. Essa risulta una scelta percorribile quando l’infrastruttura ha perso la sua funzione originaria o quando è talmente danneggiata da non poter più svolgere il suo compito in maniera efficace. “Se la briglia non svolge più la sua funzione, e se è in stato di abbandono o rovina, rimuoverla o sostituirla con opere meno impattanti permette di riattivare i processi naturali del fiume” sottolinea Errico.

 

 

La rimozione delle briglie consente al fiume di riprendere la sua dinamica naturale: erosione, sedimentazione e divagazione laterale. Questi processi, se lasciati liberi di avvenire, contribuiscono a ristabilire l’equilibrio geomorfologico e idraulico del fiume, migliorando anche la qualità ecologica dell’intero bacino. Questo tipo di intervento si inserisce nel concetto più ampio di riqualificazione fluviale, che ha come obiettivo il ripristino di condizioni naturali e sostenibili per i corsi d’acqua.

 

La riqualificazione fluviale come opportunità

 

La riqualificazione fluviale mira a riportare i fiumi e i loro corridoi in condizioni più naturali, migliorandone le caratteristiche geomorfologiche, chimico-fisiche e biologiche. Un fiume più naturale offre numerosi vantaggi, tra cui la riduzione del rischio di alluvioni, un miglioramento della qualità delle acque e della ricarica delle falde, e una maggiore resilienza agli eventi estremi. Inoltre, rivitalizzare un fiume permette di creare spazi fruibili per i cittadini, migliorando anche il valore paesaggistico e ricreativo dell’area.

 

L’eliminazione delle briglie obsolete rappresenta una delle possibili azioni di un progetto di riqualificazione fluviale, soprattutto quando il loro mantenimento comporta più svantaggi che benefici. Come sottolineato da Errico, “le briglie sono utili, ma devono essere giustificate da una reale necessità di stabilizzare il corso d’acqua. Altrimenti, rimuoverle significa restituire spazio al fiume, permettendogli di ritrovare il suo equilibrio naturale.

 

Un futuro sostenibile per i corsi d’acqua

 

Il futuro della gestione dei fiumi deve necessariamente passare da un approccio più olistico e integrato, che tenga conto dell’intero bacino fluviale e delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua. È fondamentale che ogni intervento, sia la costruzione di nuove opere che la manutenzione o la rimozione di quelle esistenti, venga valutato nel contesto più ampio di un piano di gestione dei sedimenti e delle esigenze ambientali del territorio.

Il Cirf, di cui Errico fa parte, promuove attivamente questo approccio, invitando le autorità competenti a pianificare gli interventi con una visione di lungo periodo e a considerare sempre la riqualificazione fluviale come un’opportunità per migliorare l’equilibrio ecologico e idromorfologico del territorio.

 

 

Se le briglie hanno storicamente giocato un ruolo fondamentale nella gestione delle acque, oggi è necessario riconsiderare il loro impatto e valutare dove ha senso rimuoverle per favorire la rinaturalizzazione dei fiumi, portando benefici non solo ambientali, ma anche sociali e economici.

Fonte: https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2024/se-non-serve-pi%C3%B9-a-proteggere-o-%C3%A8-in-stato-di-abbandono-rimuoverla-permette-di-riattivare-processi-naturali-le-briglie-fluviali-tra-utilit%C3%A0-e-necessit%C3%A0-di-rimozione


Costa degli Dei, emergenza erosione L’arenile cancellato dalle mareggiate

Giuliano (Confindustria) lancia l’ennesimo allarme e sollecita la predisposizione di urgenti interventi. Lettera ai sindaci della fascia costiera per una maggiore sinergia sulle politiche turistiche

E’ bastata una mareggiata per annullare, completamente, tratti di spiaggia. I temporali dei giorni scorsi sono l’ennesima prova provata dell’emergenza erosione costiera lungo la Costa degli dei, che da Pizzo interessa l’intero litorale e raggiunge Nicotera. Interviene a chiare lettere Pino Giuliano, presidente della sezione Turismo di Confindustria, per lanciare l’ennesimo allarme alle Istituzioni politiche che devono agire, urgentemente, in modo mirato, per salvaguardare la principale risorsa intorno alla quale gira l’economia provinciale e regionale. Spiega che dopo ripetuti appelli, lanciati a più riprese, non ha visto alcuna misura, realmente, incisiva, adottata per arginare il fenomeno. E punta l’indice contro la mancanza di strategie e di obiettivi della politica regionale, e di conseguenza provinciale e comunale, che ha ignorato, totalmente, il problema. Dimenticando che senza spiagge non c’è imprenditore che possa continuare a lavorare e, soprattutto, non c’è turismo che regga. Senza voler fare polemica di alcuna sorte, Giuliano, lo scorso 16 dicembre, ha inviato una lettera ai sindaci della costa per esortarli, con una certa tempestività, ad una maggiore concertazione sulle politiche legate al turismo. “Abbiamo la sensazione, con dati alla mano, che i nostri politici non hanno la giusta percezione dell’emergenza generata dall’erosione delle coste e, quindi, non hanno, ancora, capito che il turismo è la principale fonte economica che trascina l’intero territorio regionale. E’ inutile – sbotta il dirigente di Confindustria – continuare a parlare di sviluppo turistico di qualità, che coinvolga l’entroterra, quando non ci si è accorti che senza le spiagge e il mare la gente non sceglie la Calabria, quale metà preferita per le proprie vacanze”. Il problema secondo Giuliano è, ampiamente, noto sin dal 1979, quando a Ricadi con tanto di delibera comunale, in seguito ad un temporale di fine dicembre, fu chiesto alla Regione un intervento specifico e urgente a salvaguardia delle coste. Ma, ovviamente, la richiesta è passata nel dimenticatoio. Senza pensare che questo comune vanta ben 17mila posti letto e tutto l’indotto economico che ne deriva. Nella missiva Pino Giuliano spiega che è necessaria un’azione sinergica che coinvolga tutte le istituzione a vario livello. “Del resto – aggiunge – a causa di una mancanza di concertazione politica, in questi anni, ognuno ha agito in ordine sparso. Le uniche azioni di contenimento del fenomeno erosione sono state messe in atto, singolarmente, dagli imprenditori o dai sindaci. E da soli non si può pensare di riuscire a contenere l’avanzare del mare. Il problema è di ampia portata. Deve essere affrontato sedendosi ad un tavolo con soluzioni tecniche reali da adottare con urgenza”. Così, in riferimento agli interventi specifici, recentemente annunciati dalla Provincia, per i comuni di Ricadi, Joppolo e Parghelia, spiega che giungono, comunque, in ritardo. Dato che erano stati previsti dalla Regione Calabria oltre sei anni fa. Quando oggi sono necessari molti altri finanziamenti per definire, globalmente, l’emergenza. Allo stesso tempo, tra le ipotesi, Giuliano pensa ai sedimenti marini del fondale del porto di Gioia Tauro, ricavati dal dragaggio, e da cui è possibile reperire la sabbia per il ripascimento delle coste di Capo Vaticano.


Legge Regionale sui Ripascimenti Costieri Regione Calabria

Calabria, nuova legge per difendere le coste e sostenere il turismo balneare

Semplificazioni, tempi certi e più autonomia ai Comuni costieri per il ripascimento delle spiagge

Il Consiglio Regionale della Calabria ha recentemente approvato la proposta di legge n. 335/XII, che punta a semplificare e velocizzare le procedure per il ripascimento delle spiagge — ossia il reintegro della sabbia erosa dal mare — sostenendo così gli operatori turistici e tutelando al tempo stesso l’ambiente costiero.

 

 Perché serviva una modifica?

Negli ultimi anni, il fenomeno dell’erosione costiera ha colpito in modo crescente molti tratti del litorale calabrese, riducendo le spiagge e mettendo a rischio l’economia turistica di intere comunità.
La legge del 2005 regolava già le competenze in materia di demanio marittimo, ma l’iter per ottenere le autorizzazioni agli interventi di ripascimento era spesso lungo e complesso, con tempi che mal si conciliavano con le esigenze stagionali delle imprese balneari.

 

 Le principali novità della nuova legge

Con la nuova formulazione dell’articolo 25, il Consiglio Regionale introduce una serie di novità operative e procedurali che rendono il sistema molto più snello e vicino ai territori:

1. Più poteri ai Comuni costieri

I Comuni diventano protagonisti nella gestione delle spiagge e nella tutela delle coste.
A loro spetta ora:

  • la promozione e il coordinamento degli interventi di ripascimento;

  • l’approvazione e l’esecuzione diretta dei ripascimenti stagionali;

  • l’approvazione dei progetti presentati dai concessionari privati (stabilimenti balneari, strutture turistiche, ecc.).

2. Iter semplificato e tempi certi

La nuova legge introduce una “conferenza dei servizi semplificata e asincrona”, che deve concludersi entro 90 giorni.
Il Comune, entro 5 giorni dal ricevimento del progetto, convoca la conferenza, alla quale partecipa anche la Regione per esprimere i pareri ambientali.
Questo sistema riduce drasticamente i tempi, consentendo agli operatori di intervenire prima dell’avvio della stagione estiva.

3. Autorizzazioni pluriennali

Le autorizzazioni avranno durata triennale, prorogabili in base alla tipologia di intervento e ai materiali impiegati:

  • 2 anni (più 1 di proroga) per volumi oltre 40.000 m³;

  • 3 anni (più 2 di proroga) per volumi inferiori a 40.000 m³.
    Sono previsti anche interventi annuali replicabili fino a 10 anni per piccoli ripascimenti inferiori a 5.000 m³.

4. Controlli ambientali e materiali certificati

I materiali utilizzati per i ripascimenti devono rispettare rigorosi standard ambientali:
campionamenti e analisi saranno effettuati dall’ARPACAL o da laboratori accreditati, in linea con il D.M. 173/2016 che regola l’immersione in mare dei materiali di escavo.

5. Nessun costo per la Regione

La legge non comporta oneri finanziari per la Regione Calabria.
Tutti i costi relativi alla progettazione, alle analisi e ai lavori sono a carico dei concessionari privati, mentre la Regione si limita a partecipare con i propri uffici per i pareri tecnici.

 

Una norma a favore di ambiente e sviluppo

L’obiettivo principale è duplice:

  • Tutela ambientale: garantire che ogni intervento avvenga nel rispetto della dinamica naturale delle coste e con materiali compatibili.

  • Sostegno al turismo: permettere a stabilimenti e Comuni di agire in tempi rapidi per garantire spiagge sicure e fruibili, elemento chiave dell’economia calabrese.

La legge favorisce anche un approccio collaborativo tra pubblico e privato, in cui i concessionari diventano parte attiva della salvaguardia costiera, sotto la guida dei Comuni e della Regione.

 

L’occasione per il Comune di Ricadi

Tra i territori che più stanno subendo gli effetti dell’erosione costiera, il Comune di Ricadi — con le sue spiagge iconiche di Capo Vaticano, Santa Maria, Grotticelle e Formicoli — rappresenta uno dei casi più emblematici.
La nuova legge offre finalmente strumenti concreti e procedure snelle per affrontare l’emergenza: è auspicabile che l’Amministrazione comunale colga questa opportunità avviando una progettualità strutturata, capace di coniugare difesa della costa e rilancio turistico.
Attraverso una programmazione condivisa con la Regione e gli operatori balneari, Ricadi può diventare un modello di gestione costiera sostenibile, capace di coniugare tutela ambientale e sviluppo economico, trasformando una criticità in una leva di rigenerazione territoriale.

 

Le potenzialità future

Le nuove regole pongono le basi per una gestione moderna e sostenibile delle coste calabresi.
In prospettiva, la norma potrà:

  • accelerare la manutenzione stagionale delle spiagge;

  • stimolare progetti di riqualificazione e piani comunali di gestione costiera;

  • migliorare il coordinamento tra enti locali e operatori turistici;

  • favorire l’adozione di tecnologie innovative per il monitoraggio dei litorali;

  • attrarre nuovi investimenti in un settore strategico per la Calabria.

 

In sintesi

Questa legge rappresenta un passo concreto verso la semplificazione amministrativa, la difesa dell’ambiente costiero e la valorizzazione del turismo balneare.
Con tempi certi, regole chiare e competenze definite, la Calabria si dota finalmente di uno strumento agile per contrastare l’erosione, garantire spiagge accoglienti e promuovere un modello di sviluppo costiero sostenibile e condiviso.

 


Osservatorio Erosione Costiera


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