Erosione costiera a Ricadi: illustrato al Comune il progetto di difesa da 33 milioni di euro
Presenti all’incontro in Municipio, oltre ad amministratori e tecnici comunali, anche i referenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera
Presenti all’incontro in Municipio, oltre ad amministratori e tecnici comunali, anche i referenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera
Un importante incontro, dedicato al sempre attuale tema dell’erosione costiera, si è svolto di recente presso la sede del Comune di Ricadi. In particolare, tale appuntamento è stato incentrato sulla presentazione del progetto preliminare “Difesa dall’erosione Costiera della Costa di Ricadi”.
Esattamente lo scorso 20 ottobre, con la delibera 160, il Comune di Ricadi ha approvato il Dip – Documento di indirizzo alla progettazione, mentre il quadro economico di spesa ammonta complessivamente a 33 milioni di euro. All’appuntamento era presente una delegazione dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi, rappresentato da Giacomo Benedetto e attivo nell’attività di monitoraggio e di documentazione di questo problematico fenomeno naturale.
I membri dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi, in una nota diffusa via social, hanno comunicato che all’incontro era presente il vicesindaco Domenico Locane, il responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale Giuseppe Ciancio, molti imprenditori e l’ingegnere Cosco, autore della redazione del progetto.
Il resoconto dell’Osservatorio sull’erosione Costiera di Ricadi
Facendo un riepilogo della suddetta presentazione, i referenti dell’Osservatorio sottolineano l’assenza attuale di una copertura finanziaria per l’esecuzione di questo progetto. In tal senso, dichiarano: «Sostanzialmente il progetto, essendo ancora in fare preliminare, ambisce solo ad accedere ad un eventuale finanziamento ministeriale e non ha nessuna copertura finanziaria ad oggi. Solo la prima fase sembra essere depositata sulla piattaforma nazionale del Governo www.rendis.isprambiente.it/rendisweb/ che valuta tutte le proposte e che, eventualmente, ammette alla valutazione tecnica che ne potrebbe conseguire l’ammissione ai finanziamenti. La prima fase – proseguono – è solo relativa alla bonifica della Fiumara Ruffa con la rimozione delle briglie e con il ripristino del flusso che agevolerebbe il prezioso apporto di sabbia, in costante ed inesorabile sparizione sulle coste ricadesi. Nessuna traccia certa insomma di soldi da spendere su Ricadi» – sottolineano i rappresentanti dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi.
Le riflessioni conclusive a seguito della presentazione del progetto
«L’impressione – si legge nella nota dell’Osservatorio – è stata che la presentazione dell’autore del progetto, sia una delle innumerevoli proposte dello stesso in innumerevoli Comuni, perché alla fine “qualcosa si piglia” e quindi pure le pesanti parcelle per le progettazioni esecutive. Nel complesso c’è delusione. Vedremo a breve cosa succederà e vi terremo informati» – scrivono infine i componenti dell’Osservatorio sull’erosione costiera di Ricadi. L’osservatorio annuncia, inoltre, che attuerà delle operazioni di verifica sul progetto, seguendo attentamente ogni sviluppo attraverso il sito governativo www.rendis.it.
Ricadi, l’opposizione ridimensiona la giunta sul progetto da 33 milioni contro l’erosione costiera: «Nessun fondo stanziato»
Nel Comune di Ricadi si accende lo scontro politico sulla questione dell’erosione costiera. Nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia dell’approvazione, da parte della giunta comunale guidata dal sindaco Nicola Tripodi, di un progetto da 33 milioni di euro per la difesa del litorale, finalizzato alla salvaguardia dei dodici chilometri di costa ricadese, da Baia di Riaci fino a Santa Maria.
La giunta avrebbe approvato un documento di indirizzo alla progettazione (Dip) relativo a un intervento di vasta portata, destinato a mitigare i fenomeni erosivi che da anni compromettono la fruibilità delle spiagge e l’economia turistica della zona. L’iniziativa, annunciata dal sindaco Tripodi e dal vicesindaco Locane, prevedrebbe opere di difesa costiera e un piano economico complessivo da 33 milioni di euro, comprensivo di lavori, spese tecniche ed espropri. Un atto, dichiarato immediatamente esecutivo, presentato dalla maggioranza come un «passo decisivo per la tutela ambientale e la sicurezza delle aree balneari». Tuttavia, non si è fatta attendere la replica del gruppo di minoranza “Uniti per Ricadi”, che parla di «falsa rappresentazione dei fatti» e di «annuncio privo di copertura economica».
A prendere posizione è il capogruppo Pasquale Mobrici per smentire l’effettiva esistenza del progetto e chiedere una rettifica pubblica: «Ritengo doveroso intervenire per ristabilire la verità dei fatti ed evitare che l’opinione pubblica venga indotta in errore da notizie prive di fondamento. A Ricadi, ormai, lo hanno capito tutti: non esiste alcun progetto da 33 milioni di euro, ma soltanto un documento di indirizzo alla progettazione, cioè un atto preliminare, privo di copertura finanziaria e di reale efficacia. In altre parole, l’ennesimo annuncio vuoto, non molto diverso dal milione di euro “stanziato”, o per meglio dire fatto slittare di anno in anno fino al 2027 dall’amministrazione Tripodi per l’emergenza idrica — un provvedimento rimasto lettera morta».
«La differenza, questa volta – scrive Mobrici –, è che i 33 milioni non ci sono nemmeno sulla carta. Parlare di “progetto” è dunque un’operazione di pura propaganda, una cortina di fumo utile solo a nascondere cinque anni di immobilismo assoluto sul fronte dell’erosione costiera. Eppure, l’erosione a Ricadi non è una questione marginale: è un problema serio e urgente, che minaccia non solo l’ambiente ma anche centinaia di posti di lavoro e l’intera economia di un comparto strategico come il turismo. Ricadi rappresenta da anni un centro di eccellenza regionale, con presenze turistiche di rilievo nazionale e internazionale, e il suo litorale è il motore che traina l’economia di tutta la provincia. Lasciare che il mare continui a cancellare spiagge, stabilimenti e strutture ricettive equivale a condannare un intero territorio al declino. Per questo motivo, appare davvero inaccettabile continuare a spacciare per risultati concreti ciò che non è altro che un atto di indirizzo privo di fondi e di progettualità reale. La cittadinanza merita chiarezza, non illusioni».
Clima politico “rovente” da tempo a Ricadi
L’intervento del capogruppo di minoranza, Pasquale Mobrici, s’inserisce in una fase politica già caratterizzata da tensioni tra maggioranza e opposizione. Proprio ieri “Uniti per Ricadi” ha presentato un’interrogazione consiliare per chiedere chiarimenti sulla mancata sostituzione del montascale nel plesso scolastico di Santa Domenica. Nel documento, la minoranza evidenzia la «necessità di un intervento immediato per garantire l’accessibilità agli studenti con difficoltà motorie», accusando l’amministrazione di aver «trasformato un’emergenza in un infinito studio di fattibilità».
Mobrici, infine, sottolinea come «la giunta, invece di procedere con un affidamento diretto, avrebbe optato per nuovi studi, sopralluoghi e verifiche», definendo la gestione del caso «una farsa burocratica». Un doppio fronte di critica, dunque, infrastrutturale e ambientale, che mostra come il confronto politico a Ricadi si stia intensificando. Sullo sfondo, restano due temi centrali per la comunità: la sicurezza del territorio costiero e l’efficienza dei servizi pubblici, questioni che la cittadinanza guarda con crescente attenzione.
Erosione costiera a Ricadi, la giunta comunale approva il progetto da 33 milioni di euro per la difesa del litorale
Importanti passi in avanti a Ricadi per contrastare il fenomeno dell’erosione costiera che da anni minaccia uno dei tratti di costa più suggestivi dell’intero litorale vibonese. La giunta comunale con apposita delibera ha infatti approvato il documento di indirizzo per la progettazione (D.i.p.) del progetto denominato “Difesa dall’erosione costiera della costa di Ricadi”. Ne danno notizia il sindaco Nicola Tripodi e il vicesindaco Domenico Locane. La delibera di giunta, oltre che dal primo cittadino e dal vicesindaco, è stata approvata dagli assessori Luana Mazzitelli e Francesca Loiacono. Si tratta di un progetto da ben 33 milioni di euro proposto dall’Area Tecnica del Comune di Ricadi che ha ravvisato l’esigenza di realizzare un imponente intervento di difesa dall’erosione costiera dell’intera costa di Ricadi (dodici chilometri), da Baia di Riaci a Santa Maria, passando quindi per Santa Domenica, Scalea, Formicoli, Torre Marino, Tono, Tonicello e Grotticelle. L’intervento mira a mitigare gli effetti dell’erosione costiera in atto e ridurre l’intensità degli eventi estremi. Il documento di indirizzo per la progettazione (Dip) è stato redatto dal dirigente dell’Area tecnica con un quadro economico che prevede un importo dei lavori a base di gara per 23 milioni di euro, oltre ad altre spese per espropri e occupazioni temporanee di aree (cinquemila euro), spese tecniche per la relazione geologica e la progettazione per un quadro economico di spesa dell’importo complessivo di 33 milioni di euro. La deliberazione è stata dichiarata immediatamente esecutiva. Un passo importante, dunque, per mettere in sicurezza l’intera costa di Ricadi, già in passato oggetto di altri lavori che non hanno però eliminato del tutto le criticità dell’erosione costiera con conseguente riduzione dei tratti di spiaggia fruibili e danni ambientali, economici e turistici.
Le problematiche
Da ricordare che nell’inverno 2010-2011 due importanti piene hanno fatto avanzare la foce del torrente Ruffa per oltre 50 metri e la sabbia si è poi distribuita sul litorale permettendo il ripascimento naturale delle spiagge di Ricadi per molti anni. Negli anni ’80 erano state realizzate circa una decina di briglie in calcestruzzo nel tratto terminale del torrente che hanno modificato le pendenze bloccando l’apporto solido a mare. Il ripristino è un processo lungo in quanto l’abbassamento di tali briglie può avvenire solo gradualmente per evitare danni alle strutture ed infrastrutture presenti.
A Santa Maria di Ricadi, invece, è stato realizzato un intervento dalla Provincia di Vibo Valentia nel 2011-2013 con la realizzazione di una scogliera soffolta in mare. Era previsto anche il ripascimento che però non è mai stato realizzato.
Per quanto riguarda gli interventi di protezione del litorale di Formicoli e Torre Marino, la Regione Calabria dall’anno 2014 ha attivato la progettazione ed esecuzione di un intervento di protezione del litorale del Tono in più lotti. Il litorale di Formicoli e Torre Marino è stato però danneggiato ulteriormente da una mareggiata datata 13 settembre 2024.
Le briglie fluviali, tra utilità e necessità di rimozione
Le briglie fluviali sono opere idrauliche molto utilizzate, specialmente nelle zone montane e collinari, progettate per stabilizzare l’alveo di un corso d’acqua. Costruite con l’obiettivo di ridurre la pendenza dei fiumi e contenere l’erosione del fondo e delle sponde, queste strutture rappresentano uno strumento cruciale per la gestione dei fiumi, tuttavia, la loro presenza può, a lungo andare, generare una serie di problemi ambientali e idrologici e in tali casi, la loro rimozione delle briglie diventa una soluzione vantaggiosa

Le briglie fluviali sono opere idrauliche molto utilizzate, specialmente nelle zone montane e collinari, progettate per stabilizzare l’alveo di un corso d’acqua. Costruite con l’obiettivo di ridurre la pendenza dei fiumi e contenere l’erosione del fondo e delle sponde, queste strutture rappresentano uno strumento molto utilizzato nella sistemazione dei corsi d’acqua, in particolare nei tratti più ripidi. Tuttavia, la loro presenza può generare una serie di problemi ambientali, principalmente legati all’interruzione della continuità fluviale In alcuni casi, lo scopo originale delle briglie può venire meno: ed è in tali situazioni che la rimozione di queste opere può rappresentare una soluzione vantaggiosa, favorendo il ripristino della naturale dinamica e continuità fluviale.
Per approfondire questo tema abbiamo intervistato Alessandro Errico, membro del direttivo del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (Cirf), abbiamo esplorato proprio questo tema, cercando di capire quando sia opportuno mantenere queste infrastrutture e quando, invece, rimuoverle risulti una scelta più sensata, inserendosi nel contesto più ampio della riqualificazione fluviale.
Cosa sono le briglie e perché vengono costruite?
“Le briglie sono strutture trasversali realizzate lungo i corsi d’acqua per diverse ragioni. Principalmente, esse hanno lo scopo di ridurre la pendenza dell’alveo, rallentare la velocità della corrente e di conseguenza stabilizzare il fondo, prevenendone l’incisione, un fenomeno tipico dei tratti montani – spiega Errico -. Quando un corso d’acqua si incide, tende a scavare il proprio letto, causando una progressiva instabilità delle sponde e potenzialmente dei versanti adiacenti”. Questi processi possono “mettere in pericolo infrastrutture critiche, come strade o edifici, situate nelle vicinanze” e dunque “le briglie servono a rallentare il flusso dell’acqua e a ridurre la sua capacità erosiva, riducendo il rischio di danni per il territorio circostante”.

Errico spiega come: “Le briglie vengono costruite dove si vuole evitare che il fiume continui a scavare il proprio letto, perché c’è un bene da proteggere, come una strada o un’infrastruttura. Tuttavia, quando questi beni non esistono più o l’utilità delle briglie è venuta meno, ha senso valutarne la rimozione o la sostituzione con opere meno impattanti”.
Gli effetti negativi delle briglie
Nonostante la loro utilità nella gestione delle acque, le briglie presentano anche aspetti negativi che, in alcuni contesti, rendono preferibile la loro eliminazione. Uno dei principali problemi è l’interruzione della continuità longitudinale del fiume, sia per quanto riguarda il trasporto dei sedimenti sia per la fauna ittica. Infatti, le briglie impediscono il naturale flusso dei sedimenti dalla parte alta alla parte bassa del bacino fluviale, con conseguenze significative a valle: “La mancanza di sedimenti nei tratti di fondo valle porta a problematiche di incisione degli alvei, con conseguenze per le infrastrutture come la scalzatura delle pile dei ponti e l’instabilità dei muri di sponda” osserva Errico.
Inoltre, le briglie costituiscono una barriera per i pesci, che non possono risalire il corso d’acqua per raggiungere le aree di riproduzione. In termini ecologici la loro presenza può interrompere i cicli vitali di molte specie e compromette l’equilibrio naturale dell’ecosistema fluviale.
Quando e perché rimuovere le briglie
La rimozione delle briglie è un’operazione da valutare e progettare attentamente e, come spiega Errico, non può essere considerata una scelta valida in ogni contesto. Essa risulta una scelta percorribile quando l’infrastruttura ha perso la sua funzione originaria o quando è talmente danneggiata da non poter più svolgere il suo compito in maniera efficace. “Se la briglia non svolge più la sua funzione, e se è in stato di abbandono o rovina, rimuoverla o sostituirla con opere meno impattanti permette di riattivare i processi naturali del fiume” sottolinea Errico.

La rimozione delle briglie consente al fiume di riprendere la sua dinamica naturale: erosione, sedimentazione e divagazione laterale. Questi processi, se lasciati liberi di avvenire, contribuiscono a ristabilire l’equilibrio geomorfologico e idraulico del fiume, migliorando anche la qualità ecologica dell’intero bacino. Questo tipo di intervento si inserisce nel concetto più ampio di riqualificazione fluviale, che ha come obiettivo il ripristino di condizioni naturali e sostenibili per i corsi d’acqua.
La riqualificazione fluviale come opportunità
La riqualificazione fluviale mira a riportare i fiumi e i loro corridoi in condizioni più naturali, migliorandone le caratteristiche geomorfologiche, chimico-fisiche e biologiche. Un fiume più naturale offre numerosi vantaggi, tra cui la riduzione del rischio di alluvioni, un miglioramento della qualità delle acque e della ricarica delle falde, e una maggiore resilienza agli eventi estremi. Inoltre, rivitalizzare un fiume permette di creare spazi fruibili per i cittadini, migliorando anche il valore paesaggistico e ricreativo dell’area.
L’eliminazione delle briglie obsolete rappresenta una delle possibili azioni di un progetto di riqualificazione fluviale, soprattutto quando il loro mantenimento comporta più svantaggi che benefici. Come sottolineato da Errico, “le briglie sono utili, ma devono essere giustificate da una reale necessità di stabilizzare il corso d’acqua. Altrimenti, rimuoverle significa restituire spazio al fiume, permettendogli di ritrovare il suo equilibrio naturale.
Un futuro sostenibile per i corsi d’acqua
Il futuro della gestione dei fiumi deve necessariamente passare da un approccio più olistico e integrato, che tenga conto dell’intero bacino fluviale e delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua. È fondamentale che ogni intervento, sia la costruzione di nuove opere che la manutenzione o la rimozione di quelle esistenti, venga valutato nel contesto più ampio di un piano di gestione dei sedimenti e delle esigenze ambientali del territorio.
Il Cirf, di cui Errico fa parte, promuove attivamente questo approccio, invitando le autorità competenti a pianificare gli interventi con una visione di lungo periodo e a considerare sempre la riqualificazione fluviale come un’opportunità per migliorare l’equilibrio ecologico e idromorfologico del territorio.

Se le briglie hanno storicamente giocato un ruolo fondamentale nella gestione delle acque, oggi è necessario riconsiderare il loro impatto e valutare dove ha senso rimuoverle per favorire la rinaturalizzazione dei fiumi, portando benefici non solo ambientali, ma anche sociali e economici.
Costa degli Dei, emergenza erosione L’arenile cancellato dalle mareggiate
Giuliano (Confindustria) lancia l’ennesimo allarme e sollecita la predisposizione di urgenti interventi. Lettera ai sindaci della fascia costiera per una maggiore sinergia sulle politiche turistiche
E’ bastata una mareggiata per annullare, completamente, tratti di spiaggia. I temporali dei giorni scorsi sono l’ennesima prova provata dell’emergenza erosione costiera lungo la Costa degli dei, che da Pizzo interessa l’intero litorale e raggiunge Nicotera. Interviene a chiare lettere Pino Giuliano, presidente della sezione Turismo di Confindustria, per lanciare l’ennesimo allarme alle Istituzioni politiche che devono agire, urgentemente, in modo mirato, per salvaguardare la principale risorsa intorno alla quale gira l’economia provinciale e regionale. Spiega che dopo ripetuti appelli, lanciati a più riprese, non ha visto alcuna misura, realmente, incisiva, adottata per arginare il fenomeno. E punta l’indice contro la mancanza di strategie e di obiettivi della politica regionale, e di conseguenza provinciale e comunale, che ha ignorato, totalmente, il problema. Dimenticando che senza spiagge non c’è imprenditore che possa continuare a lavorare e, soprattutto, non c’è turismo che regga. Senza voler fare polemica di alcuna sorte, Giuliano, lo scorso 16 dicembre, ha inviato una lettera ai sindaci della costa per esortarli, con una certa tempestività, ad una maggiore concertazione sulle politiche legate al turismo. “Abbiamo la sensazione, con dati alla mano, che i nostri politici non hanno la giusta percezione dell’emergenza generata dall’erosione delle coste e, quindi, non hanno, ancora, capito che il turismo è la principale fonte economica che trascina l’intero territorio regionale. E’ inutile – sbotta il dirigente di Confindustria – continuare a parlare di sviluppo turistico di qualità, che coinvolga l’entroterra, quando non ci si è accorti che senza le spiagge e il mare la gente non sceglie la Calabria, quale metà preferita per le proprie vacanze”. Il problema secondo Giuliano è, ampiamente, noto sin dal 1979, quando a Ricadi con tanto di delibera comunale, in seguito ad un temporale di fine dicembre, fu chiesto alla Regione un intervento specifico e urgente a salvaguardia delle coste. Ma, ovviamente, la richiesta è passata nel dimenticatoio. Senza pensare che questo comune vanta ben 17mila posti letto e tutto l’indotto economico che ne deriva. Nella missiva Pino Giuliano spiega che è necessaria un’azione sinergica che coinvolga tutte le istituzione a vario livello. “Del resto – aggiunge – a causa di una mancanza di concertazione politica, in questi anni, ognuno ha agito in ordine sparso. Le uniche azioni di contenimento del fenomeno erosione sono state messe in atto, singolarmente, dagli imprenditori o dai sindaci. E da soli non si può pensare di riuscire a contenere l’avanzare del mare. Il problema è di ampia portata. Deve essere affrontato sedendosi ad un tavolo con soluzioni tecniche reali da adottare con urgenza”. Così, in riferimento agli interventi specifici, recentemente annunciati dalla Provincia, per i comuni di Ricadi, Joppolo e Parghelia, spiega che giungono, comunque, in ritardo. Dato che erano stati previsti dalla Regione Calabria oltre sei anni fa. Quando oggi sono necessari molti altri finanziamenti per definire, globalmente, l’emergenza. Allo stesso tempo, tra le ipotesi, Giuliano pensa ai sedimenti marini del fondale del porto di Gioia Tauro, ricavati dal dragaggio, e da cui è possibile reperire la sabbia per il ripascimento delle coste di Capo Vaticano.
Erosione costiera a Ricadi, riunione in Cittadella
“La Regione Calabria sta affrontando con serietà e pragmatismo la problematica dell’erosione costiera nel Comune di Ricadi, che per troppi anni, evidentemente, non è stata tenuta nella dovuta considerazione. Ma senza voler guardare indietro, ed anzi guardando avanti ed alla concreta risoluzione del problema, ho chiesto che si aprisse un tavolo alla Cittadella tra tutti gli attori in causa”. Ad annunciarlo è il consigliere regionale Michele Comito, il quale si è fatto promotore, insieme al collega Francesco De Nisi, di un incontro, svoltosi nei giorni scorsi, con la partecipazione del Comune di Ricadi (rappresentato dal vicesindaco Domenico Lo Cane e dall’assessore e consigliere provinciale Nicola Lasorba, affiancati dall’ingegnere Gianluca Cantisani) e della Regione (nelle persone degli ingegneri del dipartimento Lavori pubblici, Mancuso e Romanò, esperti in erosione costiera). “È giusto riconoscere la volontà dell’amministrazione comunale – evidenzia Comito – di imprimere una accelerata alla risoluzione di questa annosa pratica. È parimenti doveroso, però, ricordare come il gruppo di opposizione abbia sempre tenuto alta l’attenzione. Ecco perché ritengo importante la comunione d’intenti su tale questione, perché è interesse di tutti risolverla al di là del colore politico di ognuno”.
Nel corso della riunione sono state preliminarmente analizzate le situazioni di pericolo e i danneggiamenti presenti lungo tutti i 12 km del litorale di Ricadi, e si è passati poi ad individuare le azioni di contrasto. Si sono definite quattro azioni da realizzare già dal breve termine.
La prima azione riguarda il Progetto per il ripascimento stagionale delle spiagge erose in modo da avere uno strumento operativo già per l’estate 2025 e valido per il triennio 2025-2027, che potrà facilmente essere rinnovato negli anni successivi con l’aggiornamento del progetto. L’intervento seguirà la procedura PAUR regionale con il dipartimento Ambiente della Regione che raccoglierà tutti i pareri dagli enti interessati e darà il parere ambientale finale. Successivamente si potrà procedere alla esecuzione del ripascimento stagionale che necessità di un apposito Regolamento pubblico per permettere anche agli operatori privati di realizzarlo davanti ai propri lidi.
La seconda azione è relativa al Ripristino del trasporto solido fluviale del torrente Ruffa. Il torrente Ruffa è il corso d’acqua più importante che storicamente alimentava tutte le spiagge di Ricadi. Tutti ricordano che nell’inverno 2010-2011 due importanti piene hanno fatto avanzare la foce del Ruffa per oltre 50 metri e la sabbia si è poi distribuita sul litorale permettendo il ripascimento naturale delle spiagge di Ricadi per molti anni. Negli anni ’80 del secolo scorso sono state realizzate circa una decina di briglie in calcestruzzo nel tratto terminale del torrente che hanno modificato le pendenze bloccando l’apporto solido a mare. Il ripristino è un processo lungo in quanto l’abbassamento di tali briglie può avvenire solo gradualmente per evitare danni alle strutture ed infrastrutture presenti. L’intervento ha come obiettivo il ripristino delle condizioni naturali di apporto solido a mare del Ruffa e può considerarsi la soluzione definitiva al problema erosivo di tutto il litorale di Ricadi.
La terza azione riguarda gli interventi di protezione del litorale di Santa Maria. A Santa Maria fu realizzato un intervento dalla Provincia nel 2011-2013 con la realizzazione di una scogliera soffolta in mare. Era previsto anche il ripascimento però mai realizzato. Il progetto vuole quindi completare l’intervento con il ripascimento della spiaggia. Nel contempo essendo passati molti anni è necessaria anche una manutenzione della scogliera soffolta che deve contenere le sabbie versate vicino alla riva evitandone la dispersione al largo. L’intervento entro pochi giorni sarà avviato alla procedura PAUR ed i tempi saranno brevi in quanto si tratta di un completamento di altro intervento già autorizzato. Successivamente si potrà procedere alla esecuzione delle opere.
La quarta ed ultima azione riguarda gli interventi di protezione del litorale di Formicoli e Torre Marino. La Regione dall’anno 2014 ha attivato la progettazione ed esecuzione di un intervento di protezione del litorale del Tono in più lotti. Allo stesso modo il Comune di Ricadi può attivare la progettazione ed esecuzione di un intervento di protezione del litorale di Formicoli e Torre Marino danneggiati dalla mareggiata del 13 settembre 2024.
“In conclusione – dichiara il consigliere Comito – le azioni individuate vogliono sia dare una risposta all’emergenza in corso, sia andare verso una soluzione definitiva del problema erosivo di cui si conoscono le cause che possono essere rimosse ripristinando le dinamiche naturali che fino agli anni ’80 del secolo scorso garantivano l’alimentazione delle spiagge di Ricadi. Ci tengo a ringraziare tutta l’amministrazione regionale ed i tecnici dei vari dipartimenti, oltre che l’ingegnere Cantisani, per l’approccio risolutivo mostrato su questa importantissima pratica, che sono certo porterà ad una risoluzione di un problema particolarmente sentito da tutta la cittadinanza di Ricadi e non solo”.
Fonte: https://lanuovacalabria.it/erosione-costiera-a-ricadi-riunione-in-cittadella-promossa-dal-consigliere-regionale-comito
Il mare in burrasca si mangia Ricadi: entra nelle case e sgretola il litorale. I residenti presentano una petizione e diffidano il sindaco - VIDEO
un sonno inquieto quello dei residenti di Santa Maria di Ricadi, che da dopo Ferragosto sono alle prese con le forti mareggiate che lambiscono case e litorale sempre più in rovina. «La notte rimaniamo con un occhio aperto a vigilare sul mare che oramai ci entra in casa». Questo è il pensiero comune che si coglie nel borgo di pescatori ancora con qualche turista. Le immagini eloquenti, a partire dal 18 e 19 agosto, mostrano un territorio fragilissimo e un’erosione costiera (dovuta anche alla mano dell’uomo) che divora quei pochi metri di spiaggia rimasta fino a sbancare le fondamenta delle case a mare. «Il pericolo sono i crolli: dei porticati, delle scalette di accesso alle case e delle nostre stesse abitazioni. Con il mare in tempesta che infrange le proprie onde potentissime contro i muretti, sembra di stare a bordo di una nave, ma il rischio è che tutto possa cedere improvvisamente. E prima o poi, succederà».

Per salvare il salvabile e intraprendere immediate azioni di contrasto all’erosione costiera che ha già iniziato a provocare i primi cedimenti a tutti gli accessi a mare in agosto, si è mobilitato con una raccolta firme l’ex sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, residente in estate proprio a Santa Maria. Tra i firmatari dell’iniziativa promossa per la salvaguardia del borgo c’è anche il capogruppo di opposizione “Uniti per Ricadi”, Pasquale Mobrici. La raccolta firme è stata ora presentata sul tavolo del sindaco di Ricadi Nicola Tripodi, del commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nel territorio della Regione e per conoscenza alla presidenza del Consiglio dei ministri-dipartimento di Protezione civile, del presidente della Regione, del prefetto di Vibo Valentia, del dirigente della Protezione civile regionale e dello stesso presidente della Provincia di Vibo.
Nella petizione, largamente condivisa, si rimarca come il borgo di Santa Maria corra il rischio di «scomparire completamente a causa dell’inesorabile avanzata del mare e dei gravi danni provocati. Le ultime mareggiate – evidenzia il documento sottoposto alle autorità – hanno cagionato una grave erosione dell’intera fascia costiera antistante l’abitato, riducendo e per molti tratti eliminando la spiaggia. Tanto che il mare, avanzato senza incontrare alcuna resistenza, con la mareggiata del 23 novembre 2022, ancora una volta ha danneggiato molti fabbricati e i muri di protezione di importanti villaggi turistici. Questa pericolosa situazione, tuttora persistente, non è stata arginata dalla barriera di massi realizzata qualche anno fa, che si è rivelata fatiscente e, attualmente, pressoché inesistente essendo in buona parte sprofondata».
Il mare ridisegna una costa che scompare

«Dai rilevi fotografici – evidenzia ancora il documento che accompagna la raccolta firme promossa da Costa -, appare evidente come l’erosione sia talmente avanzata, da costituire un vero stato di pericolo anche per altri fabbricati ormai lambiti dal mare. Tanto che le onde, anche quando la forza del mare non è particolarmente elevata, spesso superano la protezione esterna penetrando nel locali interni, com’è accaduto nella abitazioni di diversi firmatari. Appare chiaro, dunque, che il costoso rimedio realizzato a poche decine di metri dalla riva non solo si è rivelato del tutto inidoneo a contrastare l’erosione, ma addirittura ha accentuato la situazione di pericolo, trattenendo la sabbia che normalmente viene spinta dalle onde a riva quasi per ripascere la parte erosa dalle precedenti mareggiate».
Questa complessa situazione, ha incalzato Costa nel documento, «è stata già segnalata, sia pure in altra circostanza, all’autorità competente, ma non è dato conoscere quale risultato sia stato conseguito. In ogni caso, aldilà del riserbo mantenuto dalla predetta autorità, è assolutamente necessario avviare al più presto la progettazione e quindi la realizzazione di serie opere a mare a protezione dell’abitato e della incolumità personale dei proprietari e dei turisti, dal momento che la penetrazione dell’acqua al di sotto delle fondamenta di alcuni fabbricati, potrà determinarne il crollo in tempi brevi».
Il Master Plan dell’Autorità di bacino e gli altri interventi finiti nel dimenticatoio
«Resta da aggiungere che a suo tempo è stato elaborato dall’Autorità di bacino regionale, a protezione di un abitato non molto distante da Ricadi e posto in pericolo dall’erosione costiera, un Master Plan all’erosione costiera, confermato dal Comitato istituzionale del distretto idrogeologico dell’Appennino dell’Italia meridionale, nonché dal successivo Piano di bacino stralcio per l’erosione costiera redatto dall’Autorità di bacino regionale. È opportuno sottolineare – prosegue ancora Elio Costa – che in aggiunta è stata prevista la realizzazione di opere di difesa costiera nell’ambito del progetto generale denominato “Interventi integrati per il completamento delle opere di difesa costiera e ricostruzione del litorale Scogli delle Formiche-litorale di Pizzo Calabro, stralcio funzionale-COD-Int. Eci 10 finanziamento con delibera Cipe 87/2012 erosione delle coste”».
I residenti diffidano il sindaco Tripodi
Il richiamo alle iniziative regionali di Costa «mira ad evidenziare quanta importanza sia stata data dall’ente al fenomeno e a porre il problema delle ragioni per le quali una zona rientrante nella splendida Costa degli Dei sia stata invece trascurata, nonostante sia, per numero di presenze (la metà delle presenze turistiche regionali) la destinazione più visitata dell’intera regione Calabria». Alla luce di quanto sopra, «i proprietari di case e di strutture presenti nella baia di Santa Maria – anch’essi firmatari della petizione -, consapevoli del grave pericolo di danno derivante dall’erosione alle loro proprietà ed abitazioni e da interventi di protezione errati, al fine di scongiurare ulteriori danni, invitano e diffidano il sindaco Nicola Tripodi, nella sua qualità di legale rappresentante del comune di Ricadi, ad adottare ogni misura urgente e necessaria per evitare che l’inesorabile avanzare del mare, senza l’adozione di alcuna struttura protettiva, provochi ulteriori e maggiori danni alle case e pericoli all’incolumità delle persone, specialmente nei confronti di quelle costrette ad utilizzare la spiaggia per accedere in casa».
Fonte: https://www.ilvibonese.it/cronaca/il-mare-in-burrasca-si-mangia-ricadi-entra-nelle-case-e-sgretola-il-litorale-i-residenti-presentano-una-u1ppa4dk
L'erosione costiera in Calabria tra questioni irrisolte e risorse mal utilizzate VIDEO
Spiagge sempre più devastate dal mare, interi litorali divorati dalle sempre più frequenti mareggiate. E allora ecco che uno dei tesori di Calabria, i suoi km di costa e le spiagge cristalline, rischiano di essere spazzati via dall’erosione costiera, fenomeno ormai presente da decenni.
Ecco il nostro reportage dal Mar Tirreno, da Falerna a Nicotera Marina per raccontare attraverso la voce di esperti, amministratori, imprenditori e cittadini gla situazione odierna che definire allarmante è un eufemismo. A Falerna nel mese di gennaio scorso la furia del maltempo ha distrutto parte della ciclovia sulla Statale 18. Ora ci sono le ruspe in azione per cercare di proteggere il litorale dalla furia del mare e restituire nel più breve tempo possibile questa infrastruttura alla comunità
Ma la situazione diventa drammatica sul lungomare di Nocera Terinese interamente distrutto nel 2018 e da allora rimasto praticamente inghiottito sotto la sabbia. I marciapiedi e i lampioni non ci sono più, così come l’anfiteatro e i chioschi così come i piloni che rimangono lì in riva al mare come fossero un biglietto da visita in un quadro davvero spettrale.
Ma a questo punto il nostro viaggio lungo il Tirreno ci porta in provincia di Vibo: da Tropea, a Torre Marino a Ricadi, a Coccorino di Joppolo fino ad arrivare alla tappa finale di Nicotera Marina.
Cause e rimedi
A Falerna incontriamo uno dei principali esperti in materia, il geologo Mario Pileggi: “Sulle cause di questi fenomeni incidono tantissimi fattori. Fattori sia di natura antropica che naturale. Tra quelli di natura antropica vi sono da ricordare e sottolineare il problema della distruzione delle dune costiere e quello del bosco litoraneo. In Calabria, ad esempio, dal 1957 al 2006 sono stati distrutte ed urbanizzati circa 12mila quadrati di dune. L’altro fenomeno grosso è la distruzione della vegetazione della fascia costiera: il bosco litoraneo è stato realizzato dopo le opere di bonifica degli anni 30′ della Piana di Lamezia e che hanno interessato anche comuni come Falerna e Gizzeria. Altro fenomeno rilevante che ha inciso sul tema dell’erosione costiera è quello dell’utilizzo irrazionale delle falde idriche: il prelievo eccessivo di queste falde è incompatibile con i tempi di ricarica e sta producendo un avanzamento del cuneo salino. E poi tra i fattori naturali abbiamo delle specificità uniche perchè incide molto sulla variazione della costa fenomeni di sollevamento legati allo scontro le placche europea e africana che produce un sollevamento di alcuni millimetri all’anno ancora in corso e che nell’ultimo milione di anni ha prodotto questi bellissimi terrazzi marini che si possono ammirare tra Falerna e Nocera Terinese e anche nel Vibonese”. Pileggi prova a fornire suggerimenti anche sui rimedi: “Bisogna intanto utilizzare le risorse economiche disponibili, 6 milioni e 800mila euro di fondi europei con progetti adeguati alla specificità del territorio. Perchè non si realizza un ripascimento utilizzando le sabbie disponibili in tutta la regione Calabria? Perchè si utilizzano questi massi che si sa, sono soggetti a spostamenti rilevanti a seguito di fenomeno di tsunami così come avvenuto nel Reggino?
Situazione grave anche nella Costa degli Dei
Da Tropea (dove la spiaggia di Rocca Nettuno, Bandiera Blu, è stata fortemente colpita dalle mareggiate invernali) fino a Ricadi (emblematica la situazione di Torre Marino), fino ad arrivare al lungomare di Coccorino (frazione di Joppolo) e alla lunga distesa di spiaggia, che ormai non c’è più come prima, di Nicotera Marina. A Tropea, afferma il sindaco Giovanni Macrì, “a causa dei mancati interventi mai arrivati negli ultimi anni, non si riesce a trovare quella quadra necessaria a mettere in sicurezza questo angolo di paradiso. Tropea senza spiagge ne risentirebbe gravemente. La spiaggia di Rocca Nettuno non ha mai subito interventi speculativi, ma qui praticamente mancano almeno 50 metri di spiaggia. I danni sono stati importanti, ma siamo riusciti ad intervenire e mettere in sicurezza il sito in vista della stagione estiva che da noi si può dire che già sia partita”. Poco più avanti a Torre Marino, caratteristico borgo sito nel comune di Ricadi, la situazione è ancora più grave: la spiaggia è stata praticamente inghiottita dal mare e ora a serio rischio sono anche le barriere di protezione costruite nel tempo dai privati che operano in quella porzione di costa. “Il problema è serio – afferma il consigliere comunale Domenico Tomaselli – e la politica regionale deve essere attenta su questo tema e dare importanza alla Costa degli Dei perchè solo una politica di ampio respiro può andare a risolvere un problema che riguarda tutti”. Figura storica del luogo è l’imprenditore Antonio Loiacono: “Negli anni 70′ c’era sabbia per oltre 30 metri e siamo sopravvissuti bene fino agli ultimi cinque anni. Noi nel 2015 qui avevamo un frontemare di spiaggia con un’ottimale balneazione, ma ora da sette anni il libeccio gratta e porta via. I miei colleghi pensano ad un ripascimento portando sabbia dal mare, ma noi dobbiamo avere la possibilità di creare delle barriere e fare in modo che i fiumi si attivino a portare il ripascimento naturale. Le istituzioni sono assenti, anche se negli anni scorsi sono stati qui assessori regionali, ma non si è fatto nulla”. Poco più avanti ecco Coccorino, il suo lungomare più volte danneggiato dal maltempo. Qui ci sono le abitazioni di chi decide di trascorrere i mesi estivi in questo angolo di paradiso con vista sulla Sicilia: case messe a serio rischio perchè la furia del mare è arrivata a spezzare una stradina comunale, che pensate, separa i territori comunali di Ricadi e Joppolo. “Abbiamo chiesto che si intervenisse – racconta il sig. Felice Proto – ma finora non si è fatto nulla. Qui il mare rischia di portarsi via tutto”. E per finire ecco Nicotera Marina: insieme al nostro storico corrispondente Pino Brosio, incontriamo l’ing. Fabio Caserta, e il presidente della Lega Navale Italiana, sez. di Nicotera, Biagio D’Ambrosio. Sulla lunga distesa di spiaggia di Nicotera Marina, paradossalmente, l’effetto erosione costiera si nota veramente in maniera impressionante guardando le foto di 40-50 anni fa. Il mare si è inghiottito almeno 50 metri di spiaggia e ora lo scenario è quello di una lunga distesa di pietre adagiata sul litorale. Cittadini, operatori economici e turisti attendo risposte e la speranza è che nei prossimi giorni i venti di scirocco possano portare un pò di sabbia. Gli interventi sono attesi da anni, le risorse promesse non sono mai state utilizzate eppure, come sottolinea Caserta (annunciando la prossima nascita di un comitato che faccia da pungolo sul tema) basterebbe poco, basterebbero poche risorse e un pò di buona volontà: “Manca parte del territorio frontestante l’intero paese di Nicotera Marina. Non c’è più la riproposizione delle sabbie che arrivano da Sud, aumenta l’erosione per i venti e le mareggiate che arrivano da Nord e andando alle possibili soluzioni c’è da allungare la punta di Tuccina. Facendo questo, senza pensare a grosse opere o a deturpare il bellissimo paesaggio che lì c’è, basta riproporre un pò di massi sotto il pelo dell’acqua e questo farebbe sì che le sabbie che arriverebbero con i venti di scirocco non andrebbero più via”.
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Il Direttivo della Pro Loco Capo Vaticano lancia un appello
Questo disastro mette in evidenza che gli tutti interventi eseguiti ad oggi col famigerato “Master Plan”

Il Direttivo della Pro Loco Capo Vaticano tramite il Presidente Giacomo Benedetto, lancia un appello all’Assessore regionale alle Infrastrutture e Lavori Pubblici Prof. Mauro Dolce e al Presidente della Giunta Regionale dott.Roberto Occhiuto (ad interim per il Turismo) affinché intervengano congiuntamente e urgentemente per la messa in opera di decisivi interventi strutturali che fermino il gravissimo processo di erosione costiera sulla Costa degli Dei e più in particolare sui 13 km di costa del Comune di Ricadi. L’erosione, perdurando da decenni, ha già interessato diversi chilometri delle nostre meravigliose e delicate spiagge distruggendo molto del nostro patrimonio naturale e ambientalistico ricco di biodiversità dove ora chiediamo che vengano eseguiti i necessari interventi di ripascimento costruttivo della costa e di idonee barriere marine. Con le recenti mareggiate, soprattutto le spiagge di Santa Maria e al Tono e fino a Riaci sono state letteralmente divorate dal mare causando devastazioni senza precedenti, anche con crolli di strutture balneari e proprietà private di cui alcune abbandonate per paura crollo. Questo disastro mette in evidenza che gli tutti interventi eseguiti ad oggi col famigerato “Master Plan” con le nuove barriere soffolte, realizzate contro l’erosione costiera tra cui l’ultimo proprio da Santa Maria, Grotticelle e dalla Scogliera alla Ruffa passando per il Tono fino alla Ruffa, a nulla sono serviti per la benché’ minima difesa costiera, con un gigantesco spreco di denaro pubblico buttato appunto “a mare”.
Come scrive il rapporto di “Spiagge 2022” di Legambiente, dal 1970 al 2020 il fenomeno dell’erosione ha interessato pesantemente le coste della Calabria per il 60,9% pari a 278 chilometri registrando in media la perdita di 23 metri di profondità di spiaggia a livello nazionale. La Pro Loco Capo Vaticano, in quanto espressione della cittadinanza, istituzionalmente deputata all’incremento e alla promozione turistica e quindi alla tutela dell’ambiente, si sente in dovere di prendere posizione in merito e non può restare insensibile di fronte a quanto sta avvenendo. I cittadini devono rendersi conto che l’avanzamento del mare sta procurando un gravissimo danno ambientale con la distruzione di attività turistiche e un altrettanto grave danno economico in quanto la scomparsa delle spiagge causerà certamente una riduzione del turismo, con le conseguenze negative sugli esercenti balneari e sull’intera economia di filiera della località (Resort-Alberghi-B&B ed esercizi commerciali in generale, con conseguente perdita di posti di lavoro e valore dei terreni e delle abitazioni). La Pro Loco invita l’Amministrazione Comunale di Ricadi, già sensibile e attiva al problema, ad effettuare celermente ricognizioni territoriali costiere al fine di poter richiedere alla Protezione Civile il riconoscimento dello stato di “Calamità Naturale” con adeguata documentazione fotografica e relazioni a supporto, pure avvalendosi di nostra consulenza istituendo una commissione di lavoro dedicata. La Pro Loco Capo Vaticano esorta con la presente, sollecita e invita tutti i soggetti interessati, le Associazioni dei balneari in primis, i comitati già costituiti sul tema, le Associazioni di Volontariato, Ambientaliste e Culturali del territorio, Confcommercio, le Associazioni degli Esercenti Commerciali e di Categoria, le altre Pro Loco attive sulla Costa degli Dei e la Cittadinanza tutta, a partecipare attivamente e insieme al fine di presentare una richiesta formale scritta comune e condivisa sollecitando gli organi politici e istituzionali deputati ad attivarsi rapidamente per una soluzione definitiva del problema.
Il presidente
Per.Ind. Giacomo Benedetto
Fonte: https://www.tropeaedintorni.it/il-direttivo-della-pro-loco-capo-vaticano-lancia-un-appello.html








